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Riscaldamento autonomo in condominio: normativa e come funziona

Il riscaldamento autonomo in condominio permette di gestire l'impianto della propria casa in modo indipendente: ecco come funziona e cosa dice la normativa

20-10-2022 (Ultimo aggiornamento 22-02-2024)

Silvia Baldassarre

Avvocato Civilista

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Hai deciso di staccarti dal riscaldamento centralizzato e di installare un impianto di riscaldamento autonomo? Ottimo, ma sappi che ci sono delle regole da rispettare sull’accensione e la temperatura dei termosifoni o altri dispositivi collegati. La Legge stabilisce una precisa normativa a livello nazionale, valida sia per gli impianti centralizzati che per quelli autonomi.

Approfondiamo il funzionamento del riscaldamento autonomo in condominio e quali sono le normative da conoscere e rispettare in vista della sua accensione.

Come funziona il riscaldamento autonomo in condominio?

Con il riscaldamento autonomo, ogni condomino è energeticamente indipendente dal resto del condominio. A differenza di quanto avviene col riscaldamento centralizzato, ogni unità immobiliare è dotata di una propria caldaia, collegata ai termosifoni o ad altri sistemi di riscaldamento.

Mentre il riscaldamento centralizzato prevede accensioni a orari fisse, valide per tutti gli inquilini, con il riscaldamento autonomo sta al singolo proprietario o condomino decidere se e quando accendere l’impianto di riscaldamento. Il tutto, però, nel rispetto delle normative nazionali che regolamentano i periodi e i tempi di accensione del riscaldamento in base alla fascia climatica di appartenenza.

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Riscaldamento autonomo condominiale: normative e orari di accensione

Chi vuole staccarsi dal riscaldamento condominiale o avere fin dall’inizio un impianto autonomo deve sapere che anche questo è soggetto alle normative stabilite dal D.P.R. 412/1993(e successive modificazioni),  che suddivide l’Italia in sei fasce climatiche, a seconda della temperatura media della zona di residenza.

Ogni zona è contraddistinta da un diverso periodo di accensione del riscaldamento, in una scala di temperatura discendente che va dalla lettera A alla F, dove la F fa riferimento ai comuni più freddi. Ecco lo schema che riassume l’accensione del riscaldamento nelle diverse zone d’Italia:

Ricordiamo che nel calendario 2022 per l’accensione del riscaldamento queste tempistiche sono state leggermente riviste dal Piano di riduzione dei consumi di gas naturale, per far fronte alla scarsa disponibilità di materia prima. Il riscaldamento in questa stagione verrà acceso in ritardo e spento in anticipo rispetto a quanto previsto, con valori di riferimento ridotti di 1°C.

Quali temperature bisogna rispettare con il riscaldamento autonomo?

La legge è molto rigida nello stabilire i valori massimi sui quali impostare il riscaldamento all’interno della propria abitazione. L’obiettivo di queste normative è quello di ridurre gli sprechi ma anche contrastare l’inquinamento ambientale.

L’art. 4 del decreto 26 agosto 1993, n. 412, stabilisce le seguenti temperature di riferimento, diverse a seconda della tipologia di edificio – così come classificato al precedente art. 3 – in cui viene attivato il riscaldamento:

Come accennato, queste temperature vengono ridotte di 1°C nell’inverno 2022/23 con l’approvazione dell’Operazione Termostato, nata soprattutto per far fronte alla crisi energetica causata dal conflitto russo-ucraino.

Bisogna sottolineare che i sistemi di riscaldamento basati su fonti di energie alternative, come il solare termico, l’energia geotermica o le pompe di calore, non sono soggetti alle restrizioni previste dalle normative. Se poi consideriamo che le fonti rinnovabili hanno un’efficienza energetica superiore a quelle combustibili e sono agevolate da incentivi statali, la convenienza è sicuramente doppia.

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