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Nuovi aiuti UE per le comunità energetiche in condominio? Cosa può cambiare

Il tuo condominio può diventare una comunità energetica? La nuova Raccomandazione UE 2026/1007 cambia le regole: ecco cosa può succedere in Italia.

19-05-2026

Alessia Mancini

Content manager e blogger

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Vivere in condominio esclude dalla transizione energetica? Fino a poco tempo fa sembrava quasi inevitabile. Oggi la Commissione europea dice il contrario. Con la Raccomandazione UE 2026/1007 del 30 aprile 2026, Bruxelles chiede agli Stati membri di semplificare le regole per le comunità energetiche negli edifici plurifamiliari e di garantire l’accesso all’autoconsumo collettivo anche a chi non ha un tetto in esclusiva. Non è una norma vincolante, ma indica chiaramente la direzione, e per i condomini italiani potrebbe cambiare molto.

Cosa prevede la Raccomandazione europea per le comunità energetiche

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La Commissione UE spinge in modo deciso verso la semplificazione normativa. L’obiettivo è rendere la partecipazione all’autoconsumo energetico accessibile anche ai condomini, non solo ai proprietari di villette con tetto in esclusiva. Sul piano pratico, Bruxelles chiede di eliminare le procedure autorizzative per gli impianti fotovoltaici di piccola taglia, di rimuovere gli ostacoli normativi per i pannelli da balcone fino a 800 W, e per le batterie plug-in. Si tratta di sistemi che non richiedono interventi strutturali e che possono essere installati anche senza il consenso assembleare dell’intero condominio.

Accanto agli impianti di produzione, la Raccomandazione richiama anche pompe di calore, veicoli elettrici, punti di ricarica e sistemi di accumulo, delineando un’idea di edificio residenziale dove produzione, consumo e mobilità elettrica si integrano. Per i condomini questo vuol dire ripensare le parti comuni, dai lastrici solari alle autorimesse, come infrastrutture energetiche attive. Un cambio di prospettiva rilevante anche per il valore dell’immobile, che in futuro potrebbe dipendere non solo dalla classe energetica ma anche dalla capacità di partecipare a reti di autoconsumo collettivo.

Cosa cambia per l’Italia con i nuovi aiuti per le comunità energetiche

L’Italia non parte da zero. Dal 2021 esiste già una legge che regola le comunità energetiche (il D.Lgs. 199/2021), e nel 2024 è arrivato il Decreto CER, che ha introdotto incentivi concreti per chi aderisce: una tariffa aggiuntiva sull’energia condivisa e contributi a fondo perduto per le famiglie in difficoltà economica, gestiti dal GSE. Il sistema c’è, anche se in molte zone del Paese è ancora poco conosciuto e poco utilizzato.

Uno dei nodi pratici riguarda proprio i condomini. Per aderire a una comunità energetica, tutti i membri devono essere allacciati alla stessa cabina di trasformazione della rete elettrica, un vincolo che in ambito urbano può escludere edifici vicini ma serviti da cabine diverse. Inoltre, la delibera condominiale per installare un impianto fotovoltaico condiviso richiede determinate maggioranze assembleari, e non sempre è semplice raggiungerle.

La spinta europea potrebbe essere l’occasione per sciogliere questi nodi, soprattutto su due fronti che frenano ancora molti condomini: le pratiche burocratiche per costituire una comunità energetica e la difficoltà di capire come ripartire i benefici tra i partecipanti. Se gli Stati recepissero le indicazioni di Bruxelles, per chi vive in un palazzo diventerebbe molto più facile fare il primo passo concreto verso l’autoconsumo collettivo.

Per approfondire: Installazione pannelli fotovoltaici: cosa devi sapere

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