Quanto conviene davvero il co-buying, la tendenza di comprare casa con altre persone
Il co-buying conviene davvero? Scopri come funziona l'acquisto condiviso di casa, quanto si risparmia e i rischi da non sottovalutare.
Alessia Mancini
Content manager e blogger
- Cosa significa co-buying
- Quanto si risparmia acquistando casa con altre persone
- Quali sono i rischi del co-buying
Comprare casa da soli oggi è sempre più difficile. I prezzi crescono, i mutui pesano e in molte città italiane l’accesso alla proprietà è diventato un miraggio per chi guadagna uno stipendio medio. Il co-buying, ovvero l’acquisto condiviso di un immobile tra più persone, è una risposta concreta: si divide la spesa, si ottiene un mutuo più alto e si abbattono i costi fissi. Ma prima di firmare vale la pena capire bene cosa comporta, anche sul piano legale.
Cosa significa co-buying
Il co-buying è l’acquisto di un immobile da parte di due o più persone non legate da un vincolo familiare. Amici, colleghi, ex coinquilini che decidono di smettere di pagare l’affitto e investire insieme in un appartamento. Ognuno diventa comproprietario con una quota precisa, stabilita al rogito, e tutti firmano il mutuo rispondendo solidalmente del debito.
In Italia è un’operazione perfettamente legale, che segue le stesse regole di qualsiasi compravendita. La differenza sta nella gestione successiva, perché le decisioni sull’immobile richiedono il consenso di tutti i proprietari, e uscire dalla comproprietà non è sempre immediato come si immagina.
Quanto si risparmia acquistando casa con altre persone
Il risparmio immediato è concreto. Su un appartamento da 250.000 euro acquistato in due, l’esborso teorico è di 125.000 euro a testa, con una rata del mutuo dimezzata rispetto a un acquisto individuale. A questo si aggiungono spese condominiali, utenze e manutenzione ordinaria, tutti costi divisi in proporzione alle quote.
Avere più redditi come garanzia aumenta anche la capacità di indebitamento, permettendo di puntare a immobili più grandi o in zone altrimenti fuori portata. In Italia l’offerta di mutui pensati appositamente per il co-buying resta ancora limitata, ma le banche valutano comunque positivamente la solidità di più richiedenti. Il Bonus Prima Casa si applica anche agli acquisti condivisi, ma solo per i cointestatari in possesso dei requisiti: se uno non li ha, il vantaggio fiscale si riduce proporzionalmente alla sua quota.
Quali sono i rischi del co-buying
Il problema principale non è l’acquisto in sé, ma quello che può succedere dopo. Se un comproprietario vuole vendere la sua quota, non può farlo liberamente senza il consenso degli altri o senza avviare una procedura di scioglimento della comunione che, in assenza di accordo, finisce davanti a un giudice.
C’è poi il nodo del mutuo solidale: se uno dei cointestatari smette di pagare, gli altri devono coprire l’intera rata. Per questo, prima di procedere, conviene redigere con un notaio un accordo privato che regoli le situazioni più critiche: come si esce dalla comproprietà, come vengono gestite le spese straordinarie, chi ha diritto di prelazione sulla quota dell’altro. Non è un gesto di sfiducia reciproca, è semplicemente la base per evitare problemi futuri.
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