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Impianto autoclave: come funziona, a cosa serve e quanto costa?

Scopri con la nostra mini guida come funziona un impianto autoclave, a cosa serve, dove può essere installato e quali sono i costi dell'intervento

09-01-2022 (Ultimo aggiornamento 25-01-2022)
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L’autoclave è un impianto che ha il compito di far aumentare la pressione dell’acqua potabile, in modo tale che sia superiore a quella presente all’interno della distribuzione locale. Così, per esempio, anche coloro che abitano ai piani alti di un palazzo possono soddisfare il proprio fabbisogno giornaliero di acqua. Per rendere più semplice la comprensione del funzionamento dell’autoclave, è importante individuare i componenti della sua struttura.

Di solito, l’autoclave è costituita da:

  • una pompa elettrica, necessaria per far incrementare la pressione dell’acqua
  • un pressostato, che ha il compito di accendere la pompa elettrica che genera un determinato valore di pressione
  • un serbatoio all’interno del quale viene cumulata l’acqua che proviene dalla rete idrica e che può essere usata al momento del bisogno, quando non è disponibile quella erogata dalla rete di distribuzione
  • un contenitore a pressione all’interno del quale è presente il cosiddetto “polmone” che altro non è che un a camera d’aria.

Come funziona l’autoclave? Ecco cos’è e a cosa serve

L’autoclave: come funziona? Questo tipo di impianto è caratterizzato dalla presenza di serbatoi chiusi che al loro interno contengono aria in pressione. La pompa elettrica, una volta accesa, invia l’acqua in modo tale da farla entrare nel serbatoio. In questa fase l’aria presente viene compressa, incrementando notevolmente la pressione. Nel momento in cui viene raggiunta la pressione massima standardizzata, la pompa elettrica si spegne in modo automatico.

Tutte le volte che viene aperto un rubinetto collegato con il serbatoio, il volume dell’aria compressa tende ad incrementarsi, determinando anche una lieve riduzione della pressione. Qualche istante dopo fuoriesce l’acqua dal rubinetto.  Se la pressione raggiunge il valore minimo fissato in sede di taratura, la pompa viene accesa di nuovo e il ciclo si riavvia.  Gli impianti di autoclave di ultima generazione sono dotati di una membrana elastica che sostituisce l’aria compressa, consentendo la realizzazione di serbatoi di piccole dimensioni.

Una volta spiegato in generale il funzionamento dell’impianto, adesso ci occupiamo di descrivere come funziona il pressostato dell’autoclave. Il pressostato è un dispositivo che apre e chiude un contatto elettrico, sulla base della pressione presente e che di solito viene tarata di fabbrica.

Quando la pressione è bassa, il pressostato è a riposo e il contatto elettrico è chiuso, mentre la pompa elettrica risulta accesa.  Se la pressione aumenta, il sistema di leve viene messo in movimento dalla membrana. La leva, che fa da supporto al contratto elettrico, resta bloccata
finché non viene superata dalla leva che la comanda. In tale circostanza, il contatto elettrico è aperto, mentre la pompa elettrica è spenta.

Le pressioni del pressostato variano a seconda di come vengono spostati i due dadi per la regolazione disponibili. Un dado ha il compito di portare verso l’alto o il basso il punto di intervento man mano che la pressione si riduce, anticipando o ritardando la chiusura del contatto elettrico, determinando a sua volta un anticipo o un ritardo dell’avviamento della pompa elettrica, mantenendo bassi i valori della pressione.

Il secondo dado, invece, ha il compito di intervenire sulla disinserzione. Quindi alza e abbassa il punto d’intervento man mano che la pressione aumenta, anticipando o ritardando la chiusura del contatto elettrico, determinando a sua volta un anticipo o un ritardo dello spegnimento della pompa elettrica, mantenendo alti i valori della pressione.

Si consiglia di non alterare le impostazioni di fabbrica del pressostato, in genere compatibili per qualunque tipo di impianto. Molto spesso, infatti, il buon funzionamento del sistema dell’autoclave è compromesso proprio dall’ostruzione del pressostato.

Hai bisogno di un’autoclave se…

Hai bisogno di installare un’autoclave se, nel tuo condominio o nel tuo palazzo, la pressione dell’acqua che utilizzi per uso sanitario, o in cucina, è insufficiente a soddisfare le nostre esigenze. In linea generale, è sempre meglio farsi consigliare da un idraulico per effettuare una scelta più consapevole.

Come e quanto costa installare l’autoclave?

Se l’autoclave deve essere usata per soddisfare il fabbisogno di acqua di un intero condominio, di solito viene installata in seminterrato. La normativa di riferimento, inoltre, proibisce di collegare direttamente l’autoclave all’impianto idrico, così da risparmiare acqua e non sprecarla. Per riempire l’autoclave può essere utilizzato un pozzo o, in alternativa, un recipiente di riserva.

Per conoscere i costi da sostenere per installare l’autoclave, prima bisogna stabilire quante utenze dovranno essere rifornite di acqua e quale deve essere la capacità complessiva necessaria. In genere, se si considera che tale operazione richiede l’intervento di un tecnico specializzato, incluso i materiali, il costo complessivo da sostenere per ultimare l’impianto parte da 1.000-1500 euro. Il consiglio è sempre quello di chiedere un preventivo per l’installazione dell’autoclave, così da avere una panoramica veritiera sul costo finale.

Domande frequenti:

  • Quando installare un'autoclave?

    Installa un’autoclave quando la pressione dell’acqua di una casa o un condominio non soddisfa le esigenze.

  • Come mettere aria nell'autoclave?

    Per mettere aria nell’autoclave devi pomparla dentro con un compressore, chiudendo l’ingresso di riempimento.

  • Come capire se l'autoclave funziona?

    Se la pressione dell’acqua è migliorata, significa che la tua autoclave funziona.

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