Come gestire gli impianti durante una ristrutturazione? Idraulico ed elettrico a confronto
Stai ristrutturando casa? Scopri l'ordine giusto per rifare impianto elettrico e idraulico, i costi reali e le soluzioni senza rompere i muri.
Simone Cellitti
Architetto/Direttore Artistico
- In che ordine fare gli impianti durante i lavori di ristrutturazione
- In cosa consiste rifare l'impianto elettrico
- Come rifare l'impianto elettrico senza rompere i muri
- Cosa prevede il rifacimento dell'impianto idraulico
- Come rifare l'impianto idraulico senza rompere i muri
Quando si rifanno gli impianti durante una ristrutturazione?
Prima di tutto il resto. È una regola che sembra scontata, ma che in cantiere viene ignorata più spesso di quanto si pensi.
L’elettrico e l’idraulico si fanno sempre a muri aperti, prima degli intonaci e dei pavimenti. Solo così i tecnici possono lavorare senza vincoli, scegliere i percorsi migliori e correggere eventuali imprevisti senza toccare le finiture. Chi invece parte dai pavimenti o rimanda gli impianti a lavori già avviati, si ritrova quasi sempre a demolire qualcosa che aveva appena fatto.
In questa guida spiego la sequenza corretta da seguire, cosa cambia tra impianto elettrico e idraulico, i costi da mettere in preventivo e le soluzioni per chi vuole intervenire senza rompere i muri.
In che ordine fare gli impianti durante i lavori di ristrutturazione

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Durante una ristrutturazione, gli impianti si rifanno sempre prima delle finiture. L’ordine corretto è: prima l’impianto elettrico, poi quello idraulico, poi intonaci e massetti, infine pavimenti e rivestimenti. Invertire questa sequenza significa riaprire le pareti, allungare i tempi e far lievitare i costi.
Nel dettaglio, il corretto ordine operativo è:
- demolizioni e rimozione degli impianti vecchi;
- apertura delle tracce a parete e a pavimento;
- posa dei nuovi cavidotti elettrici e delle tubazioni idrauliche;
- intonacatura e chiusura delle tracce;
- getto del massetto (dove passano scarichi o riscaldamento a pavimento);
- posa di pavimenti e rivestimenti;
- allacciamenti finali, collaudi e certificazioni.
Elettrico e idraulico possono procedere in parallelo, ma i tecnici devono coordinarsi. Un errore frequente è iniziare a piastrellare prima di aver collaudato le tubazioni: basta una piccola perdita per dover rimuovere tutto il rivestimento appena posato.
In cosa consiste rifare l’impianto elettrico
Rifare l’impianto elettrico significa sostituire cavi, quadro elettrico (cosa molto importante anche il suo corretto dimensionamento), prese, interruttori e punti luce con un impianto conforme alla norma CEI 64-8, obbligatoria per tutti gli impianti civili.
In un’abitazione esistente, l’intervento comprende la rimozione dei vecchi cavi (spesso privi di protezione), la posa di nuovi tubi corrugati nelle tracce, il passaggio di cavi con sezioni adeguate ai circuiti (e possibilmente con colori differenti in ragione della loro funzione), la sostituzione del quadro elettrico con protezioni differenziali e magnetotermiche, e infine il collaudo con rilascio della dichiarazione di conformità, obbligatoria per legge.
Per un appartamento di 80 mq il costo medio oscilla tra 4.000 e 8.000 euro, a seconda della complessità dei circuiti e del numero di punti previsti. Se l’impianto esistente è molto datato, con cavi senza guaina o senza messa a terra, è necessario intervenire su tutto: non si può aggiornare solo una parte senza compromettere la sicurezza dell’intero sistema, anche perché non sarebbe certificabile.
Come rifare l’impianto elettrico senza rompere i muri

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È possibile, con alcune limitazioni. La soluzione più diffusa è il canalino a vista in plastica o alluminio, che scorre lungo pareti e soffitti senza bisogno di tracce. Funziona bene in locali tecnici, cantine e sottotetti. In ambienti abitativi il risultato estetico è meno curato, ma con canalini a incasso superficiale si ottiene un effetto più pulito e integrato.
Un’alternativa valida, sempre più usata nelle ristrutturazioni moderne, è il pavimento sopraelevato: i cavi passano sotto il piano galleggiante, restano accessibili in qualsiasi momento e non richiedono alcuna traccia a parete. In altri casi il passaggio degli impianti a vista può diventare un tema decorativo, con tubi e circuiti che disegnano un vero e proprio scenario fluido della casa.
Se si vuole un risultato impeccabile anche dal punto di vista estetico, la traccia tradizionale resta la scelta migliore in termini di rapporto qualità/prezzo. Oggi si esegue con fresatrici ad aspirazione che riducono significativamente la produzione di polvere, rendendo il cantiere più gestibile anche in ambienti parzialmente abitati.
Infine, l’utilizzo di controsoffitti strategici può essere una alternativa valida alla demolizione delle murature per il passaggio dei vari cavi.
Cosa prevede il rifacimento dell’impianto idraulico
Il rifacimento dell’impianto idraulico prevede la realizzazione delle tubazioni di adduzione dell’acqua calda e fredda, gli scarichi e, in molti casi, anche del sistema di riscaldamento. I materiali più usati oggi sono il multistrato e il PEX per le tubazioni in pressione: flessibili, durevoli e facili da installare. Il PVC rimane la scelta standard per gli scarichi, mentre il rame, pur affidabile e longevo, comporta costi più elevati e una posa più laboriosa.
Un intervento completo in appartamento comprende la sostituzione delle tubazioni principali dal contatore, il rifacimento delle colonne di scarico, i nuovi attacchi per sanitari, lavatrice e lavastoviglie, e l’eventuale integrazione con un impianto di riscaldamento a pavimento. I costi partono da circa 5.000 euro per interventi parziali e possono superare i 15.000 euro per un rifacimento totale con pannelli radianti inclusi.
Come rifare l’impianto idraulico senza rompere i muri
Esistono tecniche alternative alle tracce tradizionali, utili soprattutto quando non si vogliono rifare i rivestimenti ceramici.
Per gli scarichi, la tecnica del relining permette di riabilitare le tubazioni esistenti senza rimuoverle: si inserisce una guaina rigida all’interno del tubo vecchio, ripristinandone la funzionalità senza demolizioni. Non è applicabile alle tubazioni in pressione, ma per le colonne di scarico è una soluzione efficace e sempre più richiesta.
Per le tubazioni di adduzione, i tubi flessibili multistrato consentono percorsi più liberi con meno raccordi, riducendo il numero di tracce necessarie. In molti casi si riesce a far passare tutto sotto il pavimento, posando poi un nuovo massetto sopra senza toccare le pareti.
Nei bagni, una soluzione che si usa spesso nei progetti di ristrutturazione leggera è il pannello tecnico di rivestimento (tipo boiserie ispezionabile): nasconde le tubazioni a vista, dà un aspetto curato all’ambiente e permette interventi futuri senza dover rimuovere le piastrelle.
Domande frequenti:
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In che ordine si fanno gli impianti durante una ristrutturazione?
Gli impianti si eseguono sempre prima delle finiture. L'ordine corretto è: demolizioni, apertura delle tracce, posa dell'impianto elettrico e idraulico, intonacatura, massetto e solo alla fine pavimenti e rivestimenti. Invertire questa sequenza significa riaprire pareti o rimuovere piastrelle appena posate, con costi e tempi che si moltiplicano.
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Quanto costa rifare l'impianto elettrico in un appartamento?
Il costo per rifare l'impianto elettrico in un appartamento di 80 mq oscilla in media tra 4.000 e 8.000 euro, incluso il nuovo quadro elettrico e la dichiarazione di conformità obbligatoria per legge. Il prezzo varia in base alla complessità dei circuiti, al numero di punti luce e prese previsti e alle condizioni dell'impianto esistente.
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Si può rifare l'impianto idraulico senza rompere le piastrelle?
In alcuni casi sì. Per gli scarichi esiste la tecnica del relining, che risana le tubazioni esistenti dall'interno senza demolizioni. Per le tubazioni in pressione, i tubi multistrato flessibili permettono percorsi sotto il pavimento con un nuovo massetto sopra, evitando di toccare i rivestimenti a parete. La fattibilità dipende dalle condizioni dell'impianto e dalla conformazione dell'abitazione.
