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Come far rivivere mobili antichi con la lucidatura

La lucidatura è fondamentale nel restauro di un mobile perché dà alla superficie in legno nuovo vigore e brillantezza.

Il valore di un mobile antico è determinato anche dalla lucidatura, meno il mobile è opaco e più è pregiato, inoltre il colore deve essere intenso e acceso. La lucidatura dei mobili è quindi un passaggio fondamentale: se eseguita in modo errato può anche compromettere il risultato finale dell’operazione di restauro.

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Come lucidare un mobile antico

La prima fase della lucidatura è la pomiciatura: serve per rendere la superficie del legno più liscia chiudendone i pori. Per farlo, occorre spargere sulla superficie la polvere di pomice e poi pressarla con il tampone eseguendo ampi movimenti circolari.

Bisogna stare attenti a non lasciare residui di polvere di pomice per evitare la formazione di macchie biancastre. Questa operazione va ripetuta finché la superficie non appare del tutto liscia e uniforme.

Dopo la pomiciatura si compie la lucidatura vera e propria. Esistono due metodi di lucidatura dei mobili in legno: il primo utilizza la cera d'api in pasta, mentre il secondo impiega la gommalacca.

L'ultima fase della lucidatura a gommalacca è la brillantatura. Essa serve a eliminare le imperfezioni della vernice, le tracce di olio e i segni del tampone. Per questo è anche l’operazione più delicata, quella capace di dare perfezione al risultato e far brillare i mobili d’antiquariato.

Lucidatura mobili con cera d'api in pasta

La lucidatura a cera può essere data su un mobile mai trattato in precedenza, per ottenere un effetto semilucido e satinato. Si tratta di una lucidatura con metodo misto, giacché prima di applicare la cera d'api in pasta ci deve essere un fondo in gommalacca.

Come si esegue

La prima operazione consiste nello sciogliere le scaglie di gommalacca in alcool, applicandola poi con un pennello o con un tampone sul legno. Ciò permette di chiudere tutti i pori del legno: infatti, solo dopo aver creato un fondo di gommalacca può essere distribuita la cera. Si può perfino scegliere una soluzione turapori a base di gommalacca al posto di preparare il fondo in questo modo. Per evitare di lasciare antiestetici segni sul legno, si utilizza un pennello piatto con setole morbide. È inoltre decisivo evitare che il prodotto applicato coli sui bordi.

È molto importante che le pennellate seguano sempre il verso delle venature del legno. Nel caso si formino delle gocce, bisogna raccoglierle subito e distribuirle nuovamente sul legno prima che secchino. Un’ulteriore precauzione va adoperata per la gommalacca. Se è in grandi quantità, va lavorata in ambienti caldi e secchi per evitare che subisca delle alterazioni e sbianchi.

Dopo aver applicato il fondo di gommalacca e dopo averla fatta asciugare, si devono passare tutte le superfici del legno con la lana d'acciaio finissima. Questo passaggio serve a rendere le superfici uniformi e lisce. Con l'ausilio di un pennello si elimina poi la polvere accumulata. Si esegue in seguito un secondo passaggio di gommalacca, tuttavia la concentrazione dovrà essere maggiormente diluita.

Si ripete lo stesso passaggio con la lana d'acciaio dopo che la seconda mano si è asciugata. A questo punto si può scegliere se passare una terza mano o distribuire direttamente la cera d'api. Essa va stesa in maniera uniforme e sempre utilizzando un pennello o un tampone. Infine, una volta asciugata la cera, si lucida con un panno di lana, meglio se riscaldato.

Lucidatura mobili con gommalacca

Il secondo metodo per lucidare un mobile antico è applicare la lucidatura a gommalacca. La gommalacca è una secrezione prodotta da un insetto proveniente dall'Asia meridionale, il Coccus lacca o Laccifer lacca. In commercio si trova in scaglie o in soluzione pronta all'uso.

Come si esegue

Si stende la gommalacca sul legno utilizzando un tampone ben bagnato.  Il tampone è composto di un'anima di lana avvolta da una pezza bianca di tessuto cotone e la sua dimensione varia in base alla superficie da lucidare.

Prima di utilizzarlo si imbeve nella gommalacca e si strizza con una mano, è poi avvolto in una stoffa di lino.

Per la lucidatura si segue il verso delle venature e non si passa dove c'è già stata l'applicazione, è inoltre importante non fermarsi mai sulla superficie. Solo se il tampone inizia a seccarsi, si fa scivolare verso un angolo senza alzarlo e si imbeve di nuovo.

Dopo aver percorso tutta la superficie in questa maniera, si lascia asciugare e si passa una seconda mano disegnando degli otto. Con la terza mano si bagna nuovamente il tampone di gommalacca e si disegnano dei cerchi continui. Questi passaggi si ripetono con il passare dei giorni fino a ottenere il risultato desiderato.

È consigliato passare più di una mano per avere uno strato più spesso, ma è molto importante lasciare asciugare completamente la gommalacca aspettando un paio di giorni tra una mano e l'altra. Infatti, non è raro che, passando il tampone sulla gommalacca non ancora asciutta del tutto, si asporti parte di essa, formando le cosiddette bruciature nella lucidatura. In questo caso, bisogna ripassare tutta la superficie con la lana d'acciaio finissima e ricominciare da capo.

Quando usare la lucidatura con gommalacca

Normalmente la lucidatura a gommalacca è applicata su mobili pregiati, composti da legni di valore, mentre per i mobili più rustici o in massello si utilizza la cera d'api.

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