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Certificazione impianto elettrico: normativa e costi

Avere un impianto elettrico a norma mette a riparo in termini di sicurezza e soprattutto impedisce di subire sanzioni in caso di controlli da parte delle autorità competenti.
Sia in ambito domestico sia professionale o in particolar modo industriale, è necessario possedere tutta la documentazione del caso che attesti la realizzazione a regola d’arte dell’impianto e il suo controllo annuale così da essere a norma di legge.

Vediamo quindi nel dettaglio quale certificazione impianto elettrico serve e come ottenerla, analizzando i costi fissi e quelli variabili.

Certificazioni impianti elettrici obbligatorie

La prima certificazione necessaria per un impianto elettrico è la Dichiarazione di conformità a regola d’arte, che viene rilasciata a seguito dell’installazione e della messa a punto di tutto il sistema. È necessario che questa sia attestata da un tecnico abilitato, che rilascia apposita documentazione corredata con timbro e firma, che ha valore nel tempo anche in caso di rivendita dell’abitazione.

Per regola d’arte si intende che l’installatore abbia eseguito tutte le procedure previste dalla normativa vigente e si sia mosso nel rispetto della legge per quanto concerne le distanze, i materiali impiegati e la sicurezza dell’ambiente, seguendo una serie di precisi parametri prefissati.

 

Inoltre, il tecnico dovrà dichiarare di essersi attenuto anche alle disposizioni CEI e UNI, o di qualsiasi altro ente europeo inserito in questo discorso.
Se poi l’impianto riguarda un locale commerciale e industriale, i vincoli sono ancora più stringenti e vengono richiamate una serie di norme specifiche del settore che di seguito andremo ad elencare.

 

Nel caso di certificazione impianto elettrico esistente sarà necessario realizzare una Dichiarazione di rispondenza, che si applica a tutti gli impianti progettati e installati dal 13 marzo 1990 al 27 marzo 2008. Se, tuttavia, il tuo impianto non rientra in questo range di tempo, sarà possibile appellarsi alla legge 186 del 1° marzo 1968, sotto consiglio di un esperto del settore che saprà valutare la soluzione migliore per il tuo caso specifico, sia a livello pratico e funzionale sia economico.

Certificazione impianti elettrici normativa

La normativa che regola la certificazione dell’impianto elettrico è piuttosto estesa e soprattutto tende a mutare nel tempo, pertanto è opportuno affidarsi a un serio professionista del settore che sappia come muoversi tra i cavilli della legge.
L’articolo principale che regola il lavoro degli impiantisti è il n. 7 del DM 37/08, che viene utilizzato come una sorta di testo sacro per realizzare la procedura a regola d’arte così come previsto dalla legge attualmente vigente.

Altrettanto importante è l’articolo 1 del DPCM 31 marzo 1989, che si applica essenzialmente ai locali commerciali e alle imprese, con successive modifiche che sono state apportate nel tempo.

Per quanto concerne invece la verifica di un impianto già esistente che potrebbe risultare pericoloso, per la messa a terra e la protezione dagli scarichi atmosferici, è opportuno fare riferimento al Decreto del Presidente della Repubblica del 22 ottobre 2001, n. 462, che ha notevolmente semplificato una procedura altrimenti molto macchinosa, favorendo i datori di lavoro e i proprietari di locali che necessitano di essere messi a norma sotto questo punto di vista.

Si aggiungono a questi articoli quelli della comunità Europea, che regolano la sicurezza in ambito continentale, soprattutto per quanto concerne il trasporto di materiali destinati allo scopo da un territorio all’altro.

Certificazione impianto elettrico casa: i livelli del sistema

Non c’è una particolare differenza tra certificazione impianto elettrico condominiale o casa indipendente, questo perché entrambi i casi rispondono alla stessa normativa e necessitano dello stesso tipo di controllo, anche se su scale differenti.

I livelli nei quali è suddiviso il sistema sono 3 e variano in base alla complessità e al livello di tecnologia applicata all’impianto.

Il livello 1 si riferisce a una soluzione basica, in grado tuttavia di garantire un idoneo livello di sicurezza e di protezione all’interno dello stabile o delle mura domestiche.
Prevede comunque la presenza di interruttori differenziali, di prese di corrente in numero minimo e di punti luce per favorire l’uscita di emergenza in caso di pericolo.

Il quadro deve essere quindi così ripartito:

  • linea salvavita;
  • luci e prese, semplici da individuare anche per i meno esperti.

 

Il livello 2 è leggermente più articolato e prevede un sistema di controllo carichi per evitare gli sprechi energetici e migliorare l’efficienza.

Può inoltre prevedere l’impiego di sistemi di allarme di vario genere, di videosorveglianza per evitare le intrusioni e un maggior numero di prese e di punti luce.

 

Il livello più tecnologico è il numero 3, che prevede la domotica all’interno dell’abitazione collegata proprio all’impianto elettrico.
Questo significa poter comandare l’illuminazione, le tapparelle, il riscaldamento e molti dei dispositivi elettronici con un solo tasto o tramite app, in modo da migliorare la qualità della vita tra le mura domestiche e rendere ogni funzione collegata all’altra.

La certificazione impianto elettrico è obbligatoria?

Possedere la certificazione dell’impianto elettrico è indispensabile a norma di legge.
Questo vale sia per gli esercizi commerciali e le attività industriali, che potrebbero subire un controllo nel corso del tempo, sia per l’ambiente domestico, che deve essere messo in sicurezza.

In fase di affitto o vendita di una casa, infatti, è necessario consegnare o esibire tutta la documentazione del caso, scrivendo all’interno dell’atto che le parti hanno visionato il tutto e ne riconoscono la validità.
I controlli si fanno ancora più stringenti nel caso di impianti a servizio di uno stabilimento industriale, poiché in questo caso il carico è superiore e con lui i potenziali pericoli ai quali possono essere soggetti i dipendenti.

 

È quindi opportuno che un tecnico esegua tutte le verifiche del caso non solo nel corso dell’installazione, ma anche periodicamente per controllare la validità di ogni dispositivo, in modo da tenere sotto controllo la situazione nel tempo ed eseguire la manutenzione annuale prevista dalla normativa.

Costo certificazione impianto elettrico

Il costo di una certificazione base dell’impianto elettrico varia in base alla regione e al tecnico che viene scelto per le opere e si aggira intorno ai 200 € circa.
Tuttavia, se si aggiungono anche dei lavori di adeguamento specifici, sia dei dispositivi sia del tracciamento murario, è possibile salire notevolmente nella richiesta. Vediamo i prezzi nel dettaglio:

 

Documentazione Costi
Certificazione impianto elettrico esistente Da 150 a 200 €
Adeguamento alla certificazione Da 600 a 1.000 €

 

Il suggerimento è quindi quello di eseguire una corretta manutenzione periodica, così che il sistema sia sempre in regola con la normativa e non sia necessario intervenire in maniera troppo consistente per adeguarlo alla legislazione europea, spendendo ingenti quantità di denaro.

Domande frequenti:


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